venerdì 1 febbraio 2013

Il Diario di Lilli

I

Il mio nome è Lilli, ho 40 anni e sono una donna sposata con due figli. Ho sempre avuto un'attrazione per i ragazzi giovani, e a volte di nascosto da mio marito, scambio occhiate di complicità con ragazzi che incontro lungo la strada. Mi piace provocare, e ultimamente mi sono messa dentro situazioni "peccaminose". Quando mio marito è al lavoro, come stamattina, mi piace stare su internet, e a volte mi fermo in siti sexy, e mi piace leggere racconti erotici o guardare video porno. Sono una moglie maialina, non sono proprio una santa insomma.
Ultimamente, mi sono resa conto che la mia mano scivola giù lungo il mio corpo, fino ad accarezzare la mia passerina, quando davanti a me ho la visione di donne che vengono violate da cazzi giovani, soprattutto quando ragazze nude, stanno in ginocchio davanti ad un uomo e aprono la bocca per ricevere uccelli duri e vogliosi. Comincio dunque, ad immaginarmi inginocchiata davanti al cazzo di un amico di mio figlio, immagino di prenderlo in bocca e riempirmela completamente.
A volte immagino che dietro la porta ad osservarci ci sia proprio mio figlio con la voglia di unirsi a noi e farsi spompinare dalla mamma.
Con questi pensieri, lascio scivolare le mie dita dentro la figa e raggiungo umidi orgasmi molto forti. Immagino Andrea, il mio figlio minore di 19 anni, davanti a me, col cazzo duro e con la voglia di scoparsi la mamma.
Non vi nascondo che da un po’ di tempo sono ossessionata da questo pensiero. Mi capita di osservare Andrea camminare per casa in mutande e di notare il suo pacco.
Sembra che il suo cazzo sia grosso, molto diverso da quello che ricordo io, di quando da piccolino lo cambiavo o gli facevo il bagnetto.
Ossessionata da un po’ di tempo dall’idea di mio figlio, ho cominciato a scopare con mio marito, immaginando che a fottermi fosse il cazzo di suo figlio e quando mi faccio prendere a pecora, raggiungo orgasmi molto violenti, perché mio marito ha la voce simile a quella di mio figlio e così posso immaginare che dietro di me, ci sia un altro uomo, un altro cazzo.
Un giorno, ero entrata in camera di mio figlio per pulire la stanza, lui era sotto la doccia e il suo computer era acceso.
Sono stata presa da una forte eccitazione, ho cominciato ad immaginare mio figlio, seduto sulla sedia a guardare film porno e a segarsi. Mi sono immaginata davanti a lui, prenderglielo in bocca ed a farmi impalare dal suo cazzo, mentre lui passava da un film all’altro.
Cercai di distrarmi e cominciai a sistemare il letto. Quando mi avvicinai alla scrivania percepì un forte odore di sborra, poco dopo mi resi conto da dove arrivava quell’odore, sicuramente mio figlio prima di fare la doccia si era masturbato e aveva buttato i fazzolettini nel cestino.
Non resistetti ed andai a controllare,c’erano alcuni fazzolettini e uno tra tutti era umido e pesante, lo presi in mano e con mia sorpresa notai che era pieno zeppo di sborra.
Mi eccitai da morire, ero li, con la sborra di mio figlio in mano.
Portai il fazzolettino al naso e un poco di liquido cadde sulle mie narici, lo feci scivolare sulle mie labbra e con la punta della lingua ne assaporai il gusto salato.
Mi portai una mano sul seno e mi strinsi un capezzolo, un brivido percorse la mia schiena, avvicinai il viso al fazzolettino e appoggiai le labbra sul liquido che mi stava dando tanto piacere, avevo le labbra bagnate completamente dallo sperma di Andrea. Feci scivolare l’altro mano tra le cosce e con un dito cominciai ad accarezzarmi.
Stavo per penetrarmi quando sentì un click, era la porta del bagno, mio figlio aveva finito di farsi la doccia, e stava tornando in camera.
Fui presa dal panico e provai a gettare il fazzoletto nel cestino, ma prima che ci riuscissi entrò Andrea. Rimase fermo, immobile sull’ingresso della porta, spaesato. Balbettò qualcosa: mamma cosa fai? Cercai di essere indifferente, gli risposi che stavo pulendo la stanza come sempre, ma il mio respiro era veloce, i miei capezzoli duri, si intravedevano dalla sottile maglietta che indossavo e soprattutto le mie labbra… notai lo sguardo di Andrea fisso sulle mie labbra, erano umide e biancastre, macchiate dalla sua lunga sborrata. Quando me ne resi conto, passai la lingua per pulire, e involontariamente ingioiai…
Era molto strano, tutto accadde velocemente, gli occhi di mio figlio addosso, mentre involontariamente la sua sborra mi arrivava in gola…
Andrea con voce rotta, mi disse… mamma…
Curvò la schiena, e dall’accappatoio uscì il suo cazzo. Un’asta rivolta verso l’alto, molto più grossa e più lunga di quella di suo padre…
Da quel momento in poi non ci furono parole, ne ci guardammo in faccia. Ricordo che mi avvicinai al suo cazzo e lo presi in bocca, lui cominciò a muoversi dentro di me, mi prese per i capelli e si lasciò succhiare.
Prima di venire, uscì e scaricò un’intensa sborrata sul mio collo e sulla mia maglietta.
Restammo così per un minuto, il suo cazzo che pulsava e lentamente tornava a dimensioni normali davanti ai miei occhi, ed io…li, incredula di quello che era appena successo, con le mutandine completamente bagnate dagli orgasmi avuti da quel primo pompino incestuoso.

II

E’ interessante notare come gli eventi ci cambino completamente, come pochi minuti possano cambiare del tutto le dinamiche di una famiglia, come nella mia, dove una regolare vita famigliare è stata interamente stravolta da quella volta che presi in bocca il cazzo di mio figlio.
Stavo in camera sua e stavo pulendo, quando un forte odore di sborra che usciva dal cestino della spazzatura mi fece completamente perdere il controllo.
Presi in mano quel fazzolettino e cominciai ad assaporare i suoi umori, mentre mio figlio dall’uscio della porta cominciava ad eccitarsi nell’osservare la mamma così vogliosa.
Finì in pochi minuti col suo cazzo in bocca e con la magliettina piena di sborra.
Un incesto che avrebbe cambiato le dinamiche della mia vita coniugale e il rapporto tra me ed i miei figli.
Il giorno dopo a quel pompino non ebbi il coraggio di guardare in faccia mio figlio e tra i due ero io la più imbarazzata, perché Andrea, invece, avrebbe volentieri ripetuto quell’esperienza con la mamma.
Lo notai sin da subito.
Come ogni mattina rimanevamo soli in casa ed io evitavo in tutti i modi di incrociarlo, anche se lui cercava un contatto e continuava a provocarmi.
Girava in casa in mutande, un fisico asciutto e muscoloso. Un diciannovenne con una sottile peluria e un cazzo grosso e lungo che gonfiava tra le mutande. Facevo finta di non guardarlo, ma con la coda dell’occhio catturavo il suo corpo, i suoi muscoli. Cercavo la forma del cazzo dietro le mutande.
Cercavo di essere indifferente alla sua presenza, ma era difficile dimenticare che il giorno prima mi ero ritrovata inginocchiata col suo cazzo in bocca.
Andrea dovette capire che ero indifferente alle sue provocazioni e senza dire niente si chiuse in bagno a fare la doccia.
Rimasi per qualche secondo immobile, pensando a cosa era successo il giorno precedente, si stava creando la stessa situazione, mio figlio chiuso in bagno ed io pronta ad andare a pulire la sua stanza… di colpo un pensiero mi sconvolse, e se Andrea aveva ricreato la stessa situazione? E se in camera aveva lasciato nuovamente una sorpresina per me? Nel pensare tutto questo il mio cuore arrivò in gola, presi la scopa ed entrai in camera sua… facevo finta di pulire, ma i miei pensieri erano concentrati su quel cestino, immaginavo di ritrovarci i suoi umori, la sua provocazione… non resistetti alla tentazione e sospirai quando cominciai ad avvicinarmi a quel cestino.
Ero già bagnata dall’idea di ritrovare la sua sborra, di mettermela in bocca e di godere di nascosto con gli umori di mio figlio.
Rimasi delusa, dentro il cestino non c’era nulla.
Forse per Andrea era tutto finito li, forse aveva già dimenticato la mamma, forse la mia perversione era destinata a nascere e morire dopo quel pompino fugace del giorno prima … uscì dalla camera prima che mio figlio uscisse dal bagno, non volevo che Andrea mi vedesse in camera sua, non volevo che pensasse anche solo per un secondo che sua mamma era entrata in camera, con lo scopo di fare nuovamente la troia.
Dopo poco Andrea uscì dalla doccia e venne in cucina, con i capelli bagnati che lo facevano apparire ancora più piccolo, mi disse: mamma, puoi andare a pulire in bagno, devo uscire velocemente e non ho tempo!
Accennai un si con la testa, dissimulando un certo imbarazzo e senso di colpa per quello che avevo pensato qualche minuto prima, per aver cercato nuovamente mio figlio, e soprattutto perché lui non aveva cercato me.
Andai in bagno e quello che mi si presentò davanti mi fece completamente perdere il controllo.
C’era qualcosa nel lavandino, la porcellana blu, era ricoperta di schizzi biancastri. Era la sborra di mio figlio!
Non potevo crederci, mio figlio aveva cominciato a giocare con me. La sua perversione era superiore a quella della mamma.
Mi invitò nuovamente ai suoi umori, alla sua sborra.
Mi avvicinai al lavandino e percepì l’odore forte. Ne raccolsi un po’ con l’indice e lo portai in bocca.
Mentre il suo sapore mi riportava al giorno prima, raccolsi un altro po’ e la feci scivolare sulle guance. davanti a me c’era uno specchio, potevo osservare il mio volto, perso in una forte eccitazione e rigato dagli umori di mio figlio.
Feci scivolare la stessa mano giù, e andai oltre le mutandine, giocavo con i peli della mia figa,macchiandoli con il succo di mio figlio.
Mi penetrai.
Un sospiro mi si dipinse il volto, mi morsi le labbra e cercai con la lingua un’altra macchia di mio figlio. Erano secondi interminabili e soprattutto molto eccitanti.
Quando rialzai la testa, vidi qualcuno sull’uscio della porta, era Andrea, appoggiato ad un angolo, completamente nudo e col cazzo in mano. Sul suo viso c’era stampato un sorrisino malizioso, lo guardai con voglia, osservai il suo cazzo lungo e grosso che puntava verso l’alto, mi eccitai quando sputò sulla cappella e cominciò a lubrificarsela…guardai la sua mano, andare su e giù.
Spostai lo sguardo verso di me, ero davvero eccitata, un dito in bocca, il viso rigato dalla sborra di mio figlio, una tetta grossa che fuoriusciva dalla maglietta, il capezzolo turgido, l’altra mano dentro i pantaloni.
Potevo ben capire che con una visione simile mio figlio era al massimo dell’eccitazione.
Si avvicinò a me , mi guardò per un attimo, e si chinò sul mio seno.
Cominciò a succhiare, con i denti pizzicava il capezzolo turgido, giocherellava con la lingua mentre sospiravo come una troia.
Con l’altra mano, tirò fuori dalla maglietta l’altra tetta e sprofondò tra di esse.
Cominciò a leccare a morderle, le stringeva, le faceva sue.
Avevo raggiunto il primo orgasmo e lui se ne accorse perché, mise la sua mano sulla mia figa e ne raccolse gli umori e i piaceri… cominciò a giocare con la figa, pizzicava i miei desideri, e lentamente scivolò giù, cominciando a leccarmela, e facendomi godere dal piacere.
Mentre mi leccava si masturbava.
Ero invidiosa della sua mano, volevo essere io a masturbarlo, volevo avercelo io il suo cazzo in mano.
Mentre Andrea mi leccava, il mio sguardo cadde nuovamente sulla sua sborra, sul lavandino e allora mi chinai e continuai a leccarla tutta, pulivo il lavandino con la mia lingua, mentre mio figlio puliva la mia figa. Per leccare mi ero curvata e Andrea ne approfittò per scivolare con la lingua in un ‘altro posto, dove mio marito non era mai arrivato.
Mio figlio cominciò a leccarmi il buchetto del culo.
Una nuova sensazione mi avvolse, cominciai a gemere e a sospirare, lui dovette capire la mia eccitazione e cominciò a leccare avidamente, infilava la lingua dentro e a momenti mordeva le mie chiappe.
Persi completamente il controllo venni su di lui, e lo perse anche lui, perché mentre con la lingua stava dentro al mio sedere, cominciò a sborrare.
Uno, due, tre schizzi, macchiavano il pavimento, mentre sborrava, contraeva i muscoli e stringeva i denti sul mio buchino, mentre scaricava gli ultimi schizzi di piacere incestuoso, penetrava il mio culo con la sua lingua.
Un altro passo in avanti era stato fatto quel giorno, tra me e mio figlio una nuova complicità stava prendendo piede … l’unico rammarico di quella mattinata era stato che non ero riuscita neanche per un attimo a godere del suo cazzo, ma davanti a noi c’erano tante mattinate e tante nuove occasioni per stare insieme.   

III 

Dopo i primi approcci con mio figlio Andrea, si svilupparono nuove complicità, soprattutto dopo l’ultima volta, quando mi ritrovai in bagno, con il suo viso tra le cosce e la lingua sulla figa.
Cercavamo un contatto in tutti i modi, anche quelli più pericolosi.
Soprattutto Andrea, che nell’impeto di possedere sua madre, dimostrava l’incoscienza dei suo anni.
A volte, anche davanti a suo padre riusciva ad essere perverso. Lo faceva cornuto senza che se ne accorgesse.
Una mattina per esempio, stavo facendo colazione insieme a Gabriele, e mio figlio, appena alzatosi, mi passò accanto, strusciandomi sulla schiena il cazzo ancora in tiro dalla notte.
In quelle occasioni cercavo di restare impassibile, ero tremendamente impaurita dalla reazione che avrebbe potuto avere Gabriele, ma non vi nascondo che la situazione mi intrigava.
Un’altra volta invece, ero seduta sul divano e mio marito era appena andato in bagno, mi ritrovai Andrea dietro di me, e senza voltarmi cominciai ad accarezzarlo, ci misi qualche secondo a realizzare che non stavo toccando la sua mano, ne il suo braccio, ma mio figlio, incoscientemente, se ne stava dietro di me, col cazzo fuori dalla tuta a farselo accarezzare. In quella occasione mi innervosì, gli lanciai uno sguardo nervoso e lui si rimise subito il cazzo dentro la tuta. Dovette sedersi per dissimulare la sua erezione, visto che il padre stava rientrando in camera.
Quella volta fu strana, perché mio marito si sedette vicino a me e mi prese la mano, la stessa mano che aveva appena accarezzato il cazzo di suo figlio.
Evitai di guardare Andrea, ma potevo immaginare un piccolo sorrisino tra le sue labbra.
Ci furono tanti piccoli gesti come questo, per esempio, Andrea faceva finta di non accorgersene e prendeva il bicchiere dove avevo bevuto e se lo portava in bocca, solamente io riuscivo a percepire la malizia con la quale appoggiava le labbra dove poco prima avevo bevuto io.
Non vi nascondo che anche io a volte , scendevo a compromessi con la sua incoscienza giovanile, gli passavo accanto, strusciandogli la figa sulla mano, oppure mentre mangiavo, aprivo la bocca in modo tale da dissimulare il momento nel quale, avevo avuto il suo cazzo in bocca.
In quei momenti era Andrea in difficoltà, la cosa mi divertiva e Dio solo sapeva, in che stato si trovava il suo cazzo.
A volte lo guardavo e mi stupiva vederlo così diverso da suo padre.
Da me, aveva ereditato i caratteri dolci del viso e gli occhi, grandi e scuri, ma la sua pelle era bianca, così diversa dalla mia e da quella di suo padre.
Mio marito è un uomo forte, peloso, mediterraneo, capelli scuri e corti, le gambe muscolose e pelose, il suo cazzo è lungo e grosso, ma non come quello di suo figlio, quello di Andrea è più grosso e più lungo.
Dal primo pompino che gli ho fatto non me lo ero levato più dalla testa, ed a volte mi sento in colpa per questi pensieri, ma in altri momenti me ne infischio e cerco in tutti i modi un nuovo contatto col suo cazzo.
L’altra sera eravamo davanti alla tv, io ero nel mezzo tra mio marito ed Andrea, avevamo una coperta addosso.
Non era una situazione nuova, ma visti gli eventi dell’ultimo periodo era molto pericolosa.
Mi preoccupava la stupidità di Andrea e ve lo confesso, mi preoccupava anche il mio essere troia, e queste due cose insieme erano pericolose.
Stavamo guardando un film e Gabriele mio marito ogni tanto si addormentava, io ero presa talmente tanto dal film, da non accorgermi che nel frattempo Andrea si era leggermente girato verso di me strusciandomi il cazzo sulla coscia.
Me ne accorsi dalle pulsazioni del suo uccello oramai in tiro appoggiato sulla mia gamba.
Lo fulminai con lo sguardo e spostai la gamba, ma l’idea di quell’uccello pulsante mi aveva già eccitata, e ad accorgersene fu anche Andrea, che con un movimento furtivo, infilò la mano tra le mie cosce.
La levò e strofinando il pollice con l’indice e il medio, mi guardava. Le sue dita erano bagnate dagli umori della mia figa.
Mi vergognavo da morire, era bastato il suo cazzo addosso per eccitarmi, ed ora la mia eccitazione si perdeva dentro la sua bocca.
Mio marito continuava a dormire mentre Andrea riportava le sue dita tra le mie gambe e pizzicava le mie labbra.
Quello che voleva mio figlio era farmi godere e assaporare i miei umori, e diverse volte si portò le dita in bocca.
Ad un certo punto prese la mia mano e se la portò sul suo cazzo. Non era mia intenzione fargli una sega, soprattutto con mio marito di lato, ma neanche era intenzione di Andrea. Quello che voleva era ben altro, con le dita strinse la sua cappella che rilasciò un liquido sulle mie mani. Non era sborra, ma un liquido pre- seminale. Si avvicinò al mio orecchio e mi disse: “assaggia”.
Portai gli umori del cazzo di Andrea in bocca e mi lasciai invadere dal sapore salato di quella crema.
Mio figlio mi guardava mentre assaporavo la sua perversione.
Fu così che finì quella serata, col sapore del suo cazzo in bocca e con una frase che furtivamente mi sussurrò: “mamma voglio vedere come ti scopa papà”. 



IV

A volte basta poco per cambiare la percezione della realtà, a volte bastano poche parole per cambiare un’emozione, il modo col quale percepiamo e viviamo uno spazio, il modo col quale ci rapportiamo con gli altri… a volte bastano poche parole per percepire qualcun altro in maniera nuova.
E quella volta bastò la lingua di mio figlio per farmi desiderare il cazzo di mio marito, in modo nuovo.
Molti di voi forse hanno vissuto la sensazione di un rapporto coniugale, l’abitudine di avere accanto sempre la stessa persona, e anche se i modi di scopare possono cambiare e maturare nel tempo, molti di voi forse sapranno come gli anni segnano e possono rendere una persona scontata.
Questo è successo con Gabriele, mio marito.
Con lui ho passato momenti felici, attimi di eccitazione estrema.
Abbiamo raggiunto dei limiti con lo scopo di oltrepassarli, abbiamo sempre cercato nuove vie di conoscere il sesso, anche se mai, credetemi mai, ho avuto il coraggio di dargli il culo.
Ho cercato in tutti i modi di lasciarmi andare, ma quando il cazzo di mio marito cercava di farsi strada mi contraevo e mi giravo dall’altro lato.
Ricordo una volta, che la cappella di mio marito era riuscita a penetrarmi.
Sentivo il buco del culo aprirsi al passaggio del suo cazzo.
Ricordo la percezione del l’uccello, un’asta calda e dura che penetrandomi mi dilatava e mi faceva sentire piena. Lo volevo con tutte le forze, ma nello stesso tempo, avevo paura, contraevo i muscoli e diveniva impossibile farmi scopare.
Ma qualche tempo fa, fu diverso.
Dopo tanti anni di matrimonio e di scopate, avevo bisogno di vivere una nuova emozione e sono convinta che la causa fu proprio mio figlio.
Precedentemente mi aveva fatto scoprire il piacere di essere forzata con la lingua.
Ricordo ancora la sensazione della sua lingua che con enfasi leccava il mio buchetto, mi sentivo umida e con il buco aperto, sentivo che pian piano, la sua lingua poteva scendere ancora più giù … penetrarmi il culo, farmi sentire puttana, percepivo i miei muscoli rilassati e non contratti come quando mio marito cercava di prendermi.
Si, forse era dovuto a questo, mio figlio, aveva aperto la strada al padre. La sua dolcezza nell’avvicinarsi al mio culo era la porta d’ingresso per il cazzo di suo padre.
Gabriele forse aveva sbagliato approccio, invece di sputare sul cazzo e poi scoparmi di colpo, forse doveva alzarmi le gambe e tuffarsi sul mio buchetto, farmi godere, farmi rilassare, farmi sentire troia e poi scoparmi.
In quel periodo Gabriele amava prendermi da dietro, mi diceva che così ero ancora più troia, più desiderabile. Questo mi divertiva, anche perché a volte, quando mio marito era dietro di me, stringevo le cosce sul suo cazzo, e lo sentivo in tutta la sua potenza: grosso e caldo.
Quella sera, ci mettemmo a letto e non persi tempo nel fargli capire che avevo voglia di lui…una delle cose che fa impazzire Gabriele sono i miei perizomi, molto sottili e di pizzo e feci in modo che avvertisse il filo rosso che stringevo tra le natiche.
Lui accarezzava la mia schiena e lentamente scivolava giù. La sua mano sfiorò il filo del perizoma.
Bastò quel contatto per eccitarlo, potevo avvertire il suo cazzo crescere, pulsava sulla mia pelle… contrassi il bacino e spinsi il culetto verso le sue mani.
Lui, giocava col filo delle mie mutandine, ne seguiva il percorso, lo tirava, provocandomi una leggera pressione sulla fica che mi eccitava.
Nel frattempo mi baciava sul collo e mi premeva il cazzo sulla schiena, avevo voglia di lui, del suo uccello nel culo, volevo essere la sua puttana. Le sue dita seguirono il filo del mio perizoma, arrivarono sul mio sederino, e proseguirono ancora, fino ad arrivare sulla mia fica.
Non era quello che volevo, speravo che si fermasse prima, sul mio culo. Fu così che mi mossi leggermente, avvicinando il mio culetto alla sua manona. Mio marito rimase un attimo fermo…incredulo… e subito dopo si avvicinò e mi sussurrà: amore!
Accennai un sorriso, mentre Gabriele cominciò a roteare l’indice sul mio buchino e questo mi stava già facendo impazzire… volevo essere leccata, penetrata con la lingua, sentirmi desiderata con mai prima. Gabriele fece scorrere l’altra sua mano sul mio viso, ne portò un dito nella mia bocca e raccolse un po’ della mia saliva, la portò sul mio culo e delicatamente mi penetrò.
Istintivamente mi irrigidì, ma non volevo rovinare quel momento, volevo il suo cazzo nel culo, volevo essere posseduta.
Mi girai e cominciai a baciarlo delicatamente sulle labbra, sfiorai la sua lingua e gliela morsi. Questo lo eccitò da matti, si prese la mia bocca, la sua lingua leccava avidamente le mie labbra, penetrava la mia bocca, lentamente scese sul mio collo, cominciò ad assaporare la mia pelle, mi regalava brividi intensi, lo avvolsi con le mie gambe mentre mi mordeva i seni, avvertivo il suo cazzo sulla pelle, la sua voglia di me.
Scivolò lentamente verso il mio ombelico, fino ad arrivare sulla mia fica, cominciò a leccarmi ed io a gridare, strinsi la sua testa con le gambe mentre godevo intensamente.
Inarcai la schiena e Gabriele si ritrovò con il viso sul mio culo, alzò gli occhi e mi guardò, riuscì a percepire il suo stupore, mentre se ne stava con la testa tra le mie cosce ed io lentamente lo facevo scivolare sul mio culetto.
A quel punto Gabriele perse il controllo, cominciò a leccarmi avidamente il culo ed io a gemere come una maialina.
Fu così che mi feci prendere il culo, mio marito mi teneva le gambe in aria, mentre col culo in aria mi aprivo al suo cazzo. Mi penetrò con delicatezza, ma comunque avvertì un forte dolore, anche se diverso rispetto alle altre volte…mi coprì la bocca … e il dolore dopo un po’ divenne piacere, il suo cazzo si faceva strada dentro di me, sempre più in profondità.. ero persa dalla goduria, non pensavo fosse possibile provare una tale sensazione… anche mio marito era fuori di se.
I primi attimi di dolcezza si trasformarono in passione e adesso mi scopava con violenza, sentivo le palle sbattere contro il mio culo, il cazzo invadermi completamente.
Mi accorsi che stava per venire, il suo cazzo si gonfiò e lui si irrigidì, a quel punto feci una cosa da grande porcellina, lo strinsi a me, non lo lasciai uscire e con un forte urlo di mio marito sborrò dentro.
Avvertivo la sborra invadermi, gli schizzi riempirmi. Il suo cazzo, liberarsi da tanti anni di attesa per il mio culo.
Ancora col cazzo dentro, Gabriele si sdraiò su di me … e insieme cercammo di calmare i nostri respiri. Mentre mi godevo la sensazione del cazzo di mio marito, volai col pensiero su mio figlio.
Fu lui ad aprire la strada a suo padre, grazie a lui, mio marito si prese il mio culo.
Gabriele doveva prendere lezioni dall’esperienza giovanile del suo bambino.

V

Il giorno dopo mi svegliai prima di mio marito, il sole faticava ad alzarsi e fuori dalla finestra  intravedevo un’alba nascente.
Andai in bagno per fare pipì.  Rimasi per un attimo ferma, guardandomi allo specchio.
Ne rifletteva l‘immagine di una quarantenne sensuale e ancora assopita dalla notte.
La seta bianca della vestaglia disegnava le mie curve, il culo spiccava prepotentemente, tirando la stoffa sul davanti, che strusciava la mia figa, calda e piena di pipì.    
Il culetto ancora mi faceva male, la sera prima mio marito mi aveva posseduta per la prima volta, se mi concentravo potevo ancora percepire il suo cazzo dentro, la sborra uscire, la sensazione di essere riempita.
Furono questi pensieri ad eccitarmi, sentivo le mie voglie crescere.
I capezzoli tiravano la stoffa, che disegnava due seni floridi e sodi.  
Le mie tette erano sempre stato un  punto forte,  erano una delle cose che mio marito apprezzava di più.
A volte stava ore supino su di me, appoggiava la testa sui miei seni, mentre ci scambiavamo confidenze.
A volte li stringeva tra le mani, mentre con la bocca cercava i miei capezzoli che mordeva e succhiava con avidità. 
Con le tette ci giocava, infilandoci il cazzo.
Lo stringeva  tra i miei seni e si faceva masturbare.
Ricordai allora una volta che stavamo così, col cazzo di mio marito tra le tette, ed io che me le stringevo.
Ero come ipnotizzata dalla sua cappella, che si scopriva ogni qualvolta muoveva il bacino.
il suo cazzo spuntava tra i miei seni e poi spariva … guardavo il buco della sua cappella, la pelle che lo copriva e lo scopriva mentre lo masturbavo … I miei capezzoli duri,  li guardavo e godevo concentrandomi sul calore del suo membro.
Quella volta accadde qualcosa di particolare.
Mio marito, aveva sborrato all’improvviso, senza avvisarmi. Se ne stava, col cazzo stretto tra le tette, puntato in faccia e mi schizzava.
Il primo schizzo mi arrivò sugli occhi, un secondo  mi raggiunse sul naso.
Il porcello di mio marito, si era fatto fare una sega con le tette e  forse aveva premeditato di sborrarmi in faccia e adesso, finiva di godere addosso, scaricando gli ultimi rivoli di sperma.
Mi sentivo la protagonista di un film porno, con gli occhi chiusi, le ciglia incollate dalla  sborra,  le labbra macchiate di bianco.
Lui ansimava ancora, mentre io cercavo di levarmela dagli occhi che ora cominciavano a bruciarmi.
Mio marito si avvicinò e mi disse: “Scusami amore, ma avevo tanta voglia di venire”!
Ritornare a quel pensiero mi aveva eccitata e una mano scese tra le mie cosce,  aprì leggermente le gambe e agevolai le mie dita che scivolarono sulla figa.
Cominciai a masturbarmi e a godere, pensando anche a quello che era successo la sera prima: “Mio marito, mi aveva presa nel culo”.
Mio marito mi aveva aperta ed ora cominciava un nuovo modo di vivere il sesso. 
Me  ne stavo con due dita nella figa e uno nel culetto.
Stavo godendo come una maialina quando bussarono alla porta… sentì una voce…. “Mamma sei tu”?

VI

Mamma ci sei tu in bagno?
Mio figlio si era svegliato e doveva pisciare.
Me lo ritrovai dietro la porta, mentre in segreto alle prime luci dell’alba accarezzavo le emozioni vissute la notte precedente con mio marito.
Ero rimasta pietrificata, mio figlio aveva aperto la porta all’improvviso, scoprendomi con la mano mentre mi pizzicavo il clitoride.. stringevo le labbra con i denti mentre mi godevo quell’eccitazione.
Non feci in tempo a levare la mano dalla fica. Mio figlio mi beccò così … presa da un autoerotismo sconvolgente.
Mamma, continua! Furono queste le sue parole . Sei una gran maiala lo sai?
Rimasi sconvolta dal suo linguaggio volgare, non era da lui.
Levai la mano dalla fica e cercai di sistemarmi, celando un lieve imbarazzo.
Fu Andrea a rompere quell’imbarazzo. Si portò la mano sul cazzo e mi disse: “Mamma”, guarda cosa hai fatto!
Abbassai lo sguardo e notai una notevole protuberanza che spingeva il pantalone del suo pigiama.
Il cazzo giovane di mio figlio, tirava e spingeva verso me, verso sua madre.
Rimasi ipnotizzata da quella visione, lo sapete, amo il cazzo di mio figlio. Mi fa impazzire. E’ grosso, lungo e punta verso l’alto. A volte mi immagino seduta su di lui, su quell’asta talmente dura, che mi penetra fino in fondo.
Continuando a tenersi il cazzo chiuse la porta del bagno a chiave e si avvicinò a me.
Mamma ho voglia di un pompino.
Mi prese per i capelli e senza lasciarmi il tempo di riflettere, mi sbatté contro il suo cazzo.
La stoffa del pigiama premeva sul mio viso, percepivo il suo odore misto a un leggero odore di pipì.
Andrea si abbassò i pantaloni e liberò l’uccello.
Era già scappellato, visto che il suo cazzo puntava verso l’alto, non avevo la cappella a portata di bocca.
Leccavo l’asta attaccata ai suoi coglioni gonfi degli umori notturni.
Andrea mi lasciò leccare per un po’, presi le sue palle e le misi in bocca, leccandole mi ritrovai i peli sulla lingua, qualcuno mi rimase in bocca facendomi sentire ancora più perversa.
Quando si stancò, indirizzò la punta verso la mia bocca che non vedeva l’ora di accoglierlo.
Con la lingua, lo ripulì da una goccia di pipì che era fuoriuscita. Ingoiai.
Spinse il suo cazzo tutto dentro, mi afferrò dai capelli e cominciò a scoparmela, prima lentamente e poi velocemente.
A volte mi fermavo e rimanevo col cazzo di mio figlio in bocca, lui mi accarezzava le guance e poteva percepire la sua asta, che a momenti spariva dentro la mia gola …
Continuammo così per qualche minuto, finche levò il cazzo dalla bocca, che fece un rumore sordo, visto che le mie labbra erano strette su di esso, e mi tirò su… eccitato cominciò a baciarmi. La sua lingua ora, occupava il posto del cazzo.
Cominciammo a pomiciare.
Mi stringeva le tette, mi penetrava con le dita, giocava col clitoride, mentre io gli accarezzavo le spalle.
Avevo perso il controllo e quando Andrea mi fece girare e cominciò a baciarmi il collo, scendendo poi giù con la lingua fino al mio culo, lo lasciai fare.
Mi baciò le natiche e le leccava, fino ad inserire la lingua dentro.
Cominciò a leccare, all’improvviso si fermò.
Scostò il viso dal mio culo e istintivamente sputò per terra… cominciò a dire qualcosa: “che cazzo… che cazzo hai nel culo”!
A quel punto trasalì, fui presa da un forte imbarazzo, ero talmente eccitata da scordarmi completamente che nel culo avevo ancora la sborra di mio marito.
Fu mio figlio a ricordarmela.
“Questa cos’è? Ti sei fatta sborrare il culo, mamma”?
“Non hai fatto in tempo a lavarti mamma? Ti ho beccato con la sborra nel culo? Come una squallida troia?”
Queste parole invece che offendermi mi eccitavano, ed anche Andrea lo era, visto che ora, mi mise un dito nel culo e cominciò a penetrarmi.
Roteava il dito, mentre mi faceva riprovare le sensazioni vissute la notte precedente con Gabriele.
Mi strinse a se e mi levò il dito dal culo, me lo mise in bocca.
Mio figlio era più perverso di quello che potevo immaginare, mi aveva ripulito il culo dalla sborra del padre ed ora me la portava in bocca.
Cominciai a leccare, eccitata dalla situazione, facevo un pompino alle dita di mio figlio, leccando la sborra del padre.
Ero in una situazione così eccitante, da non rendermi conto che mio figlio si era sputato sul cazzo, pronto a prendermi il culo… mi ritirai, impaurita, ma lui mi strinse e se e con un colpo di bacino mi penetrò.
Cominciò a scoparmi, mettendomi a pecora sul gabinetto.
Sentivo ancora il sapore della sborra di mio marito e questo mi eccitava ancora di più.
Mamma, mi diceva Andrea, quanto sei porca, ti sei fatta sborrare in culo.
Dimmi, chi te l’ha fatto? Dimmelo mamma!… mi scopava trattandomi da porcellina, mi limitavo a gemere, non parlavo, vivevo un misto di sensazioni, imbarazzo, eccitazione, trasgressione.
Mio figlio usciva e rientrava nel mio culo, spingendomi la schiena e tenendomi a pecora sul gabinetto.
Stringeva le chiappe sul cazzo, creandosi uno spazio ancora più stretto da scopare..
Allora mamma? Dimmi, chi ti ha sborrato in culo? Dimmelo…
Tra un gemito e l’altro gli dissi che era stato suo padre a scoparmi, che la sborra che avevo in culo, era quella di suo padre
Fu così che Andrea esplose, cominciò a svuotarsi le palle dentro di me.
Anche lui come il padre, mi scaricava la sua sborra in culo.
In meno di ventiquattrore due uomini diversi mi avevano fatto il culo.
Quando Andrea finì di scaricarsi, si accasciò su di me, riprendendo il controllo del suo respiro.
Mi staccai da lui lentamente, sentivo il suo cazzo scivolare con facilità, agevolato dalla sborra.
La sensazione mi provocò un forte orgasmo. venni copiosamente anche io.
Uscì dal bagno prima di Andrea, cercando di sistemarmi per tornare a letto da mio marito che da li a poco si sarebbe svegliato.
Fu quando mi coricai che mio marito mi abbracciò e mi strinse a se.
Mi venne in mente un piccolo dettaglio, mi ero scordata di levarmi dal culo la sborra di mio figlio, e questo invece di preoccuparmi mi eccitò nuovamente.
Mi strinsi a mio marito e sospirai.

VII

Era un pomeriggio come tanti altri, mio marito e il figlio maggiore erano al lavoro. Mi trovavo sola in casa, Andrea era fuori, giocava una partita di calcetto.
Mi piaceva guardare mio figlio quando tornava da quelle partite.
Tornava con i muscoli delle gambe in tensione, gli occhi vivi di un giovane che fa sport, e soprattutto indossava quei pantaloncini corti che nascondevano la sua virilità.
Anche quel pomeriggio aspettavo il suo ritorno, un po’ per giocare con la sua giovinezza, un po’ per sconfiggere la noia che mi perseguitava in quelle ore.
Ricordo che quando tornò stavo in cucina, preparandomi un the, sentì la porta aprirsi e mio figlio urlare: “Mamma? Sono rientrato, con me ci sono Alessandro e Domenico.”
Era una delle prime partite di calcetto che Andrea faceva dopo i nostri furtivi incontri di sesso e un po’ rimasi delusa dalla presenza dei suoi amici.
Speravo rientrasse solo, per poter stavolta godere dei suoi muscoli in tensione, del sudore di maschio e soprattutto del suo membro, che ricordavo ancora con eccitazione dentro al mio culo.
Alessandro e Domenico erano i migliori amici di mio figlio, erano cresciuti insieme e spesso venivano in vacanza con noi.
Andrea mi raggiunse in cucina con i suoi due amici. Prese la Coca Cola dal frigo e cominciò a bere senza bicchiere, direttamente dalla bottiglia. La stava per lanciare agli altri ragazzi, quando lo rimproverai.
“Andrea, prendi i bicchieri per piacere...!”
Lui accennò un sorriso e avvicinandosi a me mi sussurrò in un orecchio: “mamma ti preoccupi che bevo da una bottiglia? Ricordi anche tu che ti sei leccata la mia sborra dal cesso?”
Rimasi impietrita dalle parole di mio figlio, non me lo aspettavo, tantomeno davanti ai suoi amici.
Dissimulai un certo controllo e con un occhiata mi assicurai che i due ragazzi non avessero notato Andrea e le sue parole.
I due ragazzi per fortuna erano distratti, parlando di altro e così tirai un sospiro di sollievo e fulminai con gli occhi Andrea, mentre un brivido attraversava il mio corpo e la fica ….
Lo stupido si passò velocemente la lingua sulle labbra, dissimulando il momento nel quale assaporavo i suoi umori.
Smettila! Gli dissi velocemente, soffocando qualsiasi suono che potesse uscire dalla mia bocca.
Lui sorrise e si avvicinò agli amici.
Bevvero questa benedetta bibita e andarono in camera di mio figlio.
Le sue parole risvegliarono in me piacevoli ricordi: quella volta in bagno,quando la mia lingua raccoglieva ogni singolo schizzo della sua sborra, mentre lui mi leccava il culo.
Sospirai, versai l’acqua nella teiera ed andai in bagno.
Mi sedetti a fare pipì e mentre uscivano le prime goccioline ripensavo a quei particolari momenti.
Feci una cosa che non avevo mai osato, avvicinai le mie dita alla fica e con le ultime goccioline di pipì mi lubrificai, accarezzavo le mie perversioni e la voglia di essere posseduta nuovamente, accarezzavo le mie voglie pensando alle parole di mio figlio.
Stavo penetrandomi quando qualcuno provò ad entrare in bagno.
“Si?” Dissi, con la mia voce ancora rotta dall’eccitazione.
Era la voce dell’amico di mio figlio… “o signora, mi scusi” disse, “pensavo fosse libero il bagno”.
Un pensiero perverso cominciò a farsi vivido nella mia mente,
Volevo farlo entrare, volevo fargli un pompino, farmi strappare la magliettina che indossavo, farmi succhiare i capezzoli, volevo che si perdesse tra le mie tette.
Pensavo questo e mi masturbavo.
Volevo il cazzo dell’amico di mio figlio, essere la mamma troia, darmi a lui. A tutti e tre i ragazzi.
Come potete immaginare, l’azione fu diversa da quello che avrei voluto.
Non feci nulla e uscita dal bagno andai a sorseggiare il mio the.
Mentre l’amico di mio figlio era in bagno, Andrea mi raggiunse in cucina.
Mi si avvicinò e mi disse? “Come va oggi mamma?”
“Va bene” gli dissi, accennando un lieve sorriso. Gli sussurrai: “ma tu sei pazzo! Come ti è venuto in mente di dirmi quelle cose davanti ai tuoi amici”!
Lui si avvicinò ancora una volta a me e mi disse: “mi è venuto in mente perché posso, perché ti ho vista leccare la mia sborra come una troia, perché ho visto come scivolava il mio cazzo nel tuo culo, lubrificato dalla sborra di papà”. E continuò…
“Perché sei una puttanella mamma e perché mentre ti dico questo… il mio cazzo è duro come una roccia”! Abbassai gli occhi e notai con sorpresa la cappella del cazzo di mio figlio venire fuori dai pantaloncini, una cosa molto eccitante.
Andrea mi guardò e con un tono eccitato mi disse: “dagli un bacino mamma”!
Io gli dissi: “ma sei matto? Ci sono i tuoi amici di là”…e Andrea.. “ma non preoccuparti, non vengono qui”… “dai mamma, baciami il cazzo”!
Mi spinse sul suo uccello. Cercai di liberarmi ma lui non mi fece alzare e pressava la mia bocca contro la sua cappella.
Avevo il suo uccello appoggiato sulle labbra, non riuscì a resistere.
Socchiusi le labbra e mi lasciai andare. Lo presi in bocca e cominciai a succhiarglielo, ero eccitata da morire, mentre Andrea mi teneva per i capelli e guidava il ritmo del pompino.
Di colpo sentimmo la porta del bagno aprirsi.
Ebbi un sussulto! Impaurita mi allontanai da Andrea e lui si rimise il cazzo dentro i pantaloncini.
Il suo amico venne in cucina e mi chiese un bicchiere d’acqua.
Andai a prenderglielo con la bocca che ancora sapeva di cazzo di mio figlio…
Per fortuna non ci aveva beccato…!
Stavo pensavo questo quando ebbi un sussulto! Notai che Domenico stava bevendo, ma la sua attenzione era catturata da qualcos’altro.
Continuava a bere, mentre guardava il cazzo di mio figlio che ancora non era andato a riposo dopo il pompino che gli avevo fatto poco prima.

VIII 

Provo vergogna!
Penso alla mia condizione di moglie e provo disagio, alla condizione di madre e provo imbarazzo.
Penso alla fedeltà verso la mia famiglia e mi sento stupida, puttana, troia.
Forse qualcuno di voi penserà che non dovrei  esagerare, ma l’ aprile e il maggio che ho vissuto, sono stati molto forti.
Sto vivendo un periodo molto particolare, di riflessione. Mi sento umiliata come donna.
E’ vero, ho giocato con mio figlio, ho esagerato, e anche quando ho goduto col suo cazzo in culo, non ho provato rimorso.
Ma adesso, ora che mi ritrovo qui da sola, con l’esagerazione sulle spalle, mi sento stupida.
Ho esagerato e forse parlarvene mi aiuterà, scriverlo mi farà uscire da un tunnel di rimorso che vivo nei confronti di mio figlio e mio marito
E’ successo che sono stata sedotta da un mio lettore, un ragazzo che ha letto le mie storie e che lentamente è riuscito a prendermi, un gioco perverso che mi ha portata ad essere usata da lui e da altre persone.

Verso la fine del marzo scorso, ho ricevuto la mail di un ragazzo, che si complimentava per i miei racconti erotici, mi confessava che diverse volte si era masturbato e come prova, mi aveva inviato diverse foto.
Ricordo in particolare una foto, un primo piano del suo cazzo, macchiato di sborra. Puntava verso un foglio, era la foto del mio viso che il ragazzo aveva scaricato da facebook.
In quella foto, avevo la bocca e un occhio irriconoscibili, imbrattati dalla sua sborra.
Il commento a quella foto era più o meno il seguente: cara Lilli, hai visto cosa ho fatto al tuo viso? Senza che te ne accorgessi, ti ho reso puttana, ti ho usata, violata. Sei la mia troia!

Ricordo ancora che stavo scrivendo di Andrea sul blog quando aprì quella mail, di come mi scordai completamente del post e di voi, mentre la mia mano scendeva lentamente tra le mie gambe.
Continuavo a fissare la foto del mio viso, sborrata da uno sconosciuto, la macchia di seme che deformava la mia bocca e mi toccavo.
Con una mano mi stringevo un capezzolo e con l’altra mi penetravo.
Mentre godevo, fissavo il cazzo di quello sconosciuto, le sue foto.
In una foto c’era il suo corpo, giovane e muscoloso, nell’altra un primo piano della sua cappella, umida di umori nascosti, in un’altra la foto di una ragazza, forse la sua fidanzata messa a pecora, e nell’altra la mia immagine, sporca di sborra.
Raggiunsi l’orgasmo fissando la mia immagine, le mie cosce erano umide, come la tastiera del mio computer, che stavo usando ora per rispondere a quella e-mail.
Un’azione che da li a poco avrebbe avuto conseguenze molto forti nella mia vita sessuale.

IX

I capelli bagnati, un uccello su di me che rilascia le ultime gocce di pipì, le mie mutandine gialle, le gambe che sgocciolano gli umori dei tre ragazzi, il mio sedere dolorante, due dei tre preservativi svuotati sul mio viso,  le mie lacrime che scivolano sulle guancie.
Fu questo il momento nel quale dissi basta.
Accadde qualche giorno fa. Nell’ultimo degli incontri con Sebastiano e quegli sconosciuti.
Dissi basta alle perversioni di quel ragazzo che aveva bisogno di soldi, aveva bisogno di me.
Il primo incontro che ebbi con Sebastiano fu su internet, attraverso una e-mail.
Aveva allegato al messaggio alcune foto, tra le quali la stampa della mia foto di facebook, tutta sborrata.
Non riconoscevo quasi il mio volto, avevo gli occhi e la bocca coperti di sborra.
La cosa mi eccitò talmente tanto che mi masturbai, e risposi a quella e-mail provocatoria:
“Ciao Sebastiano, grazie per avermi scritto, le tue foto mi hanno eccitato talmente tanto che non ho resistito e mi sono toccata.  Quanti anni hai? Sembri giovane, un bacio. Lilli”.
A questa mail seguì la sua risposta:  “ciao Lilli, lo sapevo che ti saresti eccitata, perché sei una puttana, e per questo che ti voglio, è per questo che devi incontrarmi, per sentirti troia insieme ad un ragazzo di ventuno anni”.
Non c’erano altre parole in quel messaggio, ma solo un numero di telefono.
Chiusi d’istinto la mail e mi allontanai dal pc.
Ero eccitatissima. Andai di là, e a guardare un film davanti la tv c’era mio figlio.
Lo volevo, volevo il suo membro.
 Mi sedetti accanto a lui e gli chiesi cosa stesse guardando.  Mi rispose distrattamente. Maledette partite pensai! Volevo il suo cazzo, avevo una gran voglia. Quella mail mi aveva eccitato tanto.
Non volevo farglielo capire però, volevo che fosse mio figlio a prendermi e desiderarmi.
Lentamente aprii le gambe, sfiorando quella di mio figlio. Percepivo il calore della sua coscia, anche se portava la tuta, immaginavo i suoi muscoli ed era come se me li sentissi sulle cosce, immobilizzandomi, mentre mi prendeva da dietro.
Pensavo a questo e il desiderio cresceva, ma Andrea, non sembrava provasse le stesse sensazioni.
Maledetta Roma pensai! Feci allora finta di essere interessata alla partita ma nello stesso tempo mi portavo un dito in bocca, dissimulando una certa ingenuità… mi mordevo l’indice, seguendo quel pallone, con la punta della lingua inumidivo l’unghia coperta di smalto rosso.
Nulla da fare. Non riuscivo ad avere l’attenzione di mio figlio.
Avvicinai allora il mio piedino al suo. Un piedone enorme, che copriva il mio per ben due volte. Feci finta di nulla mentre strofinavo i mie collant sul suo piede nudo … questo lo avrebbe eccitato pensai! Ma cosa..in Tv c’era la sua Roma…e allora, tutto era impossibile!
Mi alzai e mi diressi in bagno.
Mi sedetti sul water e lì aprii le gambe.
Non avevo il cazzo di Andrea, ma in compenso, una spazzola che usavo molte più volte di quanto immaginassero a casa.
Il manico della spazzola era grosso e freddo. Era leggermente rigato, e questo ogni qualvolta mi penetrava, sfiorava i punti giusti che mi facevano eccitare da morire.
Giocavo col clitoride, mentre la punta del manico si faceva spazio dentro la fica.
Quando la facevo uscire, notavo come il colore del legno del manico fosse più scuro, proprio nel punto dove mi ero penetrata.
 I miei umori lo tingevano quasi di nero, una macchia di piacere ben visibile sul manico anche la mattina quando mi pettinavo.
A volte ridevo, pensando a quanto fossi porcellina e immaginando la reazione dei miei figli e mio marito se solo avessero saputo che quel manico era consumato dalla maialina della mamma.
Mi penetrai col manico di legno della spazzola per l’ennesima volta, lo roteavo dentro di me, pensando a mio figlio, a mio marito, ma soprattutto al cazzo dello sconosciuto della mail.
Chi era, perché mi eccitava così tanto?  Quella mia foto macchiata di sperma …mmm…  venni!

Quella sera raggiunsi un orgasmo intenso..peccaminoso e molto pericoloso.

X

I giorni successivi furono un susseguirsi di domande.
Perché sentivo curiosità nei confronti di un ragazzo estraneo? Perché quella mail mi aveva eccitato così tanto?
A volte scopriamo che i nostri gusti e le nostre piccole perversioni, cambiano e si evolvono.
L’avete mai notato? Da un giorno all’altro ci si rende conto che a letto eccitano cose nuove, magari piccole cose che però fanno la differenza.
Come con mio marito Gabriele.
Ultimamente c’è una cosa che mi eccita tanto. A volte, quando andiamo a dormire, aspetto che lui si addormenti e mi avvicino.
Incastro i piedini tra le sue gambe e inarco la schiena in avanti. Così facendo, regalo al mio culetto, la sensazione calda del suo cazzo.  Lo sento crescere lentamente, mentre mi muovo contro di lui.
In queste situazioni sto attenta a non svegliarlo. Adoro, avere il suo cazzo tutto per me. Farci quello che voglio, mentre lui dorme.  E dunque lo sfioro delicatamente, e quando lo sento eccitato, mi piace spingere il culetto ancora di più contro la sua asta.
A volte alzo la vesta e mi avvicino a lui. Stringo il culetto contro la forma del suo uccello, disegnato dallo slip. Una sensazione magnifica.
Il tessuto delle sue mutande è caldo, lo percepisco sulla pelle, tra le natiche che muovo, indirizzando il suo membro verso il mio buco.
Vorrei levarglielo dalle mutande, ma so che lo sveglierei, così continuo a muovermi sulle sue mutande, immaginandomelo dentro.
In quei momenti mi sento porcellina, perché mi allontano per qualche secondo, giusto il tempo di notare l’assenza di qualcosa tra le mie natiche.  Lo percepisco, sento la mancanza del suo cazzo. E allora mi avvicino nuovamente e ci rigioco. Lo stringo ancora un po’. Lo faccio mio.
Anche in questi momenti di “assenza” Gabriele è eccitante. Perché è il mio uomo, grosso e massiccio, abbandonato a sua moglie.
In un certo senso, la sua vulnerabilità mi eccita. Come mi eccita il suo odore. Capita che in questi momenti, gli metta una mano dentro lo slip e la lasci li. Non ci faccio nulla, non lo masturbo.
Semplicemente sento il calore di mio marito nella mano, e quando la levo, la avvicino a me, annusandola e leccandola. L’odore e il sapore del suo cazzo, rubato in quelle notti, sono un’altra cosa che in passato non avevo mai vissuto.
Forse è questo, forse la nostra sfera sessuale si evolve, perché siamo noi a scoprire.
Siamo noi, che godiamo di cose che prima non avevamo pensato, di cose, che non conoscevamo.
Come per il momento che desiderai un rapporto anale con mio marito.
Prima di quel momento, forse non ero io a non volerlo. Ma semplicemente, non l’avevo scoperto nel modo giusto.
 Semplicemente la lingua di Gabriele, non aveva osato arrivare, dove invece era arrivata quella di Andrea, suo figlio.
Quando Andrea, mi leccò per la prima volta in bagno, non solo si  prese i miei umori.
Ma regalò a sua madre una nuova sensazione, un nuovo modo di pensare e vivere il sesso anale.
L’abbandono che mi provocò la sua lingua, fu la porta per il cazzo di suo padre. Fu una nuova scoperta e un nuovo piacere per sua madre.
L’amore che provo per mio figlio è enorme, lui ha fatto tanto per me, ed io sono orgogliosa di avercelo accanto.
Per questo mi sento ancora di più colpevole per i due mesi appena trascorsi. Due mesi dove non solo ho tradito i miei due uomini, ma li ho usati volontariamente per godere e far godere quello sconosciuto.
Un senso di colpa che mi porto dietro e che cercherò di espiare, servendo con maggiore amore e devozione i miei due uomini.

XI

I miei racconti erotici, sono stati la porta per una serie di esperienze molto eccitanti.
Far rivivere su un foglio la vita sessuale di una mamma quarantenne, è stato come rivivere tutta le mie esperienze.
E’ stato come scopare nuovamente con mio figlio. Sentire per la prima volta l’odore della sua sborra, è stato come prenderlo nuovamente nel culo, essere scopata, una volta ed ancora un’altra.
Racconti erotici molto spinti che mi hanno portato a conoscere molte fantasie di chi mi scrive, che mi hanno portato ad eccitarmi con le foto delle loro perversioni.
In questi mesi, tante volte mi sono masturbata, osservando le foto dell' uccello dei miei lettori, leggendo e godendo delle loro eccitazioni.
Ma i miei racconti erotici, sono stati anche la porta per un’esperienza molto pericolosa, vissuta negli ultimi due mesi.
Racconti spinti che mi hanno portato ad un tacco dodici e ad un rapporto molto pericoloso con uno dei miei lettori. Cominciò tutto da lì, con un rapporto epistolare molto stretto, dove Sebastiano giocava con la mia sessualità, mi preparava e mi spingeva verso quel momento, verso quel primo nostro incontro.
Uno scambio di foto ed azioni che senza che me ne rendessi conto mi fecero divenire la sua schiava. Inconsapevolmente schiava delle sue fantasie erotiche.  
Cominciò a parlarmi delle sue perversioni, così arrivammo a chattare e arrivai ad aprirgli le gambe, prima in web-cam e successivamente dal vero.
I suoi racconti perversi, erano tremendamente eccitanti ed io non riuscivo a farne a meno, avevo sete delle sue storie, delle sue perversioni.   
Avevo sete di lui.
Un giorno che rimasi sola a casa, Sebastiano mi convinse ad aprire la web-cam.
Fu la prima volta che azzardavo una sexy chattata con un uomo.
Ero intimorita, ma allo stesso tempo curiosa di vivere questa nuova esperienza.
Quando le webcam si accesero, nel mio schermo si visualizzò l’immagine di un ragazzo giovane, senza maglietta. 
Il suo fisico era asciutto, non troppo muscoloso,  ma ben delineato.
Non lo riuscivo a vedere in faccia, la webcam inquadrava il suo torace e la linea sottile dei suoi addominali, che si perdevano sotto i suoi jeans.
Li seguì con lo sguardo arrivando al bottone dei suoi pantaloni. 
Proprio li, sotto l’ombelico, fuoriusciva una fitta peluria scura, rendendo quell’inquadratura tremendamente sexy.
Alla vista dei peli del suo cazzo tremai, il mio corpo dovette reagire istintivamente, visto che Sebastiano, si complimentò per i miei capezzoli, che spingevano contro la magliettina che indossavo.
Lanciai uno sguardo al mio seno. Era vero, i miei capezzoli, risposero alla vista del suo corpo, restituendo la siluette  di una donna quarantenne eccitata da un ragazzino.
Sorrisi e portai l’indice e il medio sul capezzolo sinistro. Stringendolo per un attimo.
A questa vista Sebastiano, si portò la mano sul jeans, accarezzandosi l’uccello.
Mi scrisse,” Lilli dopo un secondo che ti ho vista, ho il cazzo è in fiamme”.
Accennai un sorrisino davanti questa sua dichiarazione diretta e volgare,nulla di più,  fu lui che continuò a guidare la conversazione.
Mi disse: accetta il file che ti sto inviando.
Accettai e mentre aspettavo che il file venisse trasferito, gli chiesi quale dei miei racconti preferisse.
Mi scrisse che la scena che più gli era rimasta in mente era quando presi il fazzolettino carico di sborra di mio figlio e me lo portai al naso.  
Ero d’accordo con lui, anche perché grazie a quel momento, la mia vita, anzi la nostra vita, quella di mio figlio e la mia erano cambiate per sempre. Un momento di debolezza per una mamma era diventato una porta per una vita sessuale con il figlio.
In ogni caso, avevo ben presente l’eccitazione che provai nel prendere quel fazzolettino dal cestino.
La pesantezza di quel fazzolettino carico di sborra di mio figlio, l’odore di sesso, la mia perversione.
Il file è stato ricevuto! 
Una scritta apparve sul mio monitor, cliccai su "apri" e davanti a me si presentò una foto del tutto particolare.
Una donna, matura direi, poteva avere cinquant’anni, portava un paio di scarpe nere con un tacco vertiginoso.
Stava seduta su una sedia di ferro battuto e mentre una gamba poggiava a terra, l’altra finiva sul viso di un uomo.
Poggiava le braccia sullo schienale,  mentre il tacco della sua scarpa, finiva dentro la bocca dell’uomo, sdraiato per terra  e nudo.
Fissavo la bocca di quell’uomo, aperta sulla scarpa della donna. Aveva gli occhi chiusi mentre si godeva la sottomissione da parte della sua donna. Stava succhiando il tacco della scarpa!
Risalì la gamba della cinquant’enne, fino ad arrivare alla sua fica, una peluria scura nascondeva le sue intimità.
Sullo schermo apparve una scritta.
"Vedo che ti piace la foto Lilli."
Distolsi lo sguardo dalla foto e riportai l’attenzione su di me.
La mia mano era scivolata sotto la mia gonna, incurante del mio interlocutore dall’altro lato della webcam.
Tolsi subito la mano e risposi al ragazzo: "si, è molto eccitante" …!
Allora Sebastiano inviò un’altra foto, che cominciai a scaricare.
Nel frattempo mi chiese di mio marito Gabriele, e dell’altro figlio, quello maggiore.
Come attento lettore, mi fece notare che non ne avevo mai parlato.
Lucio, è questo il suo nome . Quattro anni più grande di Andrea. 
La differenza di età tra di noi è minima e questo lo percepisco anche quando a volte il suo sguardo si posa su di me.
Il file è stato ricevuto!
Aprì e stavolta la composizione dell’immagine era diversa.
L’uomo giaceva sempre a terra, ma stavolta la gamba della donna era altrove, sul bacino di lui.
Con le dita del piede, pressava il cazzo dell’uomo, mentre con il tallone  si poggiava ai suoi testicoli.
L’altra gamba era rialzata, sul letto, sostenuta da una terza mano.
Non si vedeva la terza persona, ma era ben evidente l’apertura posteriore della donna.  
Notai come l’ano fosse aperto, un’ alone rosa, circondava la circonferenza del buco del suo culo. Quella donna era stata scopata più volte da dietro, lo denunciava l’apertura del suo culo.
Mi chiesi se anche il mio buchetto fosse in tali condizioni.
Mi chiesi se bastasse essere scopata qualche volta,  affinché il buco del culo venisse deflorato così tanto, mi chiesi se bastasse prendere qualche volta il cazzo nel culo per apparire così deflorata.   
Rimasi catturata dall’immagine, fu Sebastiano ancora una volta a svegliarmi da quel semi stato di ipnosi scrivendo un messaggio.
Cosa ne pensi Lilli?
Gli risposi di getto.
Gli chiesi chi fossero quei due.
Mi rispose che erano una coppia spostata da venticinque anni,  che avevano deciso di festeggiare le loro nozze d’argento in un modo del tutto nuovo:  un nuovo cazzo per la moglie, e le corna per il marito, che da sempre aveva sognato di sentirsi umiliato davanti alla sua signora. 
Mi disse che a tenere alzata la coscia della signora c’era proprio lui, che lo aveva fatto apposta per fotografare il buco del suo culo già deflorato dal marito, ma recentemente sfondato anche dal suo cazzo.   
Riguardai la foto, focalizzai la mia attenzione sull’uomo di quella donna. 
Stava godendo della moglie che davanti a lui le aveva appena messo le corna, si era fatta scopare.
Il suo uccello era in tensione, circondato dalle dita del piede della moglie. Sembrava stesse godendo tanto, anche se la donna con il piede le stava comprimendo i testicoli.
Chiesi a Sebastiano, se si sentisse in colpa. Si era intromesso dentro una coppia che viveva un rapporto coniugale di venticinque anni. Come era riuscito a scopare quella donna? E poi, davanti al marito?
"E’ strano" mi scrisse Sebastiano…, "è strano  che sia proprio tu  a farmi tutte queste domande, che una donna come te, che si fa chiavare dal figlio viva di limitanti morali, che una zoccola come te  e che va a leccare la sborra dai fazzolettini sporchi del figlio, si scandalizzi".
Quella sua risposta mi turbò… "mi ha detto che sono una troia", pensai.
Lo congedai velocemente. C’era qualcosa di pericoloso in quelle parole, che mi feriva e mi eccitava.
Alcune lacrime cominciarono a scivolare sul mio viso, cominciai a piangere, continuando a fissare quella foto.
Pensavo alle sue parole, mi sentivo umiliata nel mio essere donna e nel mio essere mamma.
In quel momento la mano scivolò tra le mie cosce e le mie dita cominciarono a bagnarsi dagli umori della mia fica.  

 XII

Rieccomi qui, a scrivere dopo cinque anni.
Avevo messo da parte il mio diario perchè con mio figlio Andrea era iniziato un rapporto andato oltre il virtuale, forse troppo.
Cinque anni nei quali senza rendermene conto, avevo permesso a mio figlio  di prendere il controllo delle mie voglie e di convertirmi in una mamma puttana, pronta a tutto pur di soddisfare le sue voglie.
Il nostro rapporto si era evoluto fino a divenire una sorta di schiavitù sessuale, nella quale non c'era più spazio per internet e per il mio diario.
Vi chiederete allora come mai sono qui a scrivere, lo faccio perchè  il mese scorso qualcosa è cambiato, mio figlio Andrea si è sposato, ha lasciato casa e questo ha lasciato un profondo vuoto dentro di me.
Il nostro rapporto ancora una volta cambia, lui ha trovato una moglie ed io ritrovo il mio blog, luogo che in passato mi aveva aiutato e spero lo faccia anche oggi.
Proverò un pò per volta a raccontarvi cos'è successo in questi anni, vi parlerò di Andrea, dei suoi amici, di mio marito, di mio figlio Gabriele, di mio nipote, dei ragazzi che ho incontrato in questi anni...e di Nico, il mio vicino di casa, che ha un figlio di vent'anni che da qualche tempo non mi leva gli occhi di dosso...
Per adesso, vi mando un grande bacio, e vi invito a scrivermi se avete qualche curiosità o volete che vi parli di qualcosa in particolare che mi è successa in questi anni.

XIII

In casa, non abbiamo il pavimento in ceramica, ma un caldo ed accogliente parquet, é per questo motivo che a volte cammino scalza, mi piace molto la sensazione del legno sui piedi.
Questa mia abitudine, mi portò in un giorno di agosto, a vivere un'esperienza molto eccitante con mio figlio Andrea.
Stavo riordinando la libreria, quando feci un movimento brusco con la gamba e una piccola scheggia di legno si infilò nel mio piede destro.
Provai un leggero fastidio, come quando pulisco i fichi d'india e una delle spine va a finire tra le mie dita, tentai allora di levare la scheggia con una pinzetta, ma doveva essere molto sottile e profonda, perché da sola non ci riuscì. 
Pensai quindi di chiedere aiuto a mio figlio Andrea.
Un po' zoppicando, raggiunsi la sua camera, bussai ed entrai.
Andrea se ne stava buttato sul letto, concentrato con un videogioco sul calcio.
La camera era in penombra, la luce del televisore illuminava i suoi vent’anni, un volto giovane e fresco, senza barba, dagli occhi grandi e scuri.
Assomiglia molto a mio marito, anche se il suo cazzo che avevo già provato in passato è più grosso e lungo. 
Confesso, che a volte quando mi penso in ginocchio davanti al suo uccello, la mano scivola tra le mie gambe, e con qualche dito provo a riempire le mie voglie.
Il cazzo di mio figlio è più grosso e lungo rispetto a quello del padre, in più rispetto a quello di mio marito Gabriele, quando è duro, punta verso l'alto.
E' uno di quegli uccelli che puntando verso l'alto, fa godere molto quando ci si siede sopra, entra con prepotenza, invadendo le mie voglie e facendomi perdere il controllo.
Mio figlio lo sa bene e capita che a volte, si metta dietro al padre lanciandomi dei segnali, magari guardandomi diritto negli occhi, e passandosi velocemente la mano tra le gambe.
Quel giorno Andrea era preso dal suo videogioco, e distrattamente mi disse di aspettare un attimo che avrebbe finito la partita e sarebbe venuto ad aiutarmi.
Quella scheggia mi dava davvero fastidio, mi sedetti allora sul divano e aspettai che mio figlio venisse ad aiutarmi.
Arrivò poco dopo, portava una maglietta bianca e un pantaloncino blu, uno di quelli leggeri che usa quando va a giocare a calcetto.
Sono dei pantaloncini molto sensuali, perché essendo di stoffa morbida, disegnano il cazzo di chi li indossa e nel caso di mio figlio, l'uccello moscio si disegnava sulla stoffa del pantaloncino, pendendo verso destra.
Con la faccia assonnata e toccandosi i capelli, mi chiese dove avessi la scheggia, gli dissi che era nel piede destro e lo allungai su di una sedia.
Allora Andrea,  si inginocchiò per terra e comincio a cercarla.
Doveva essere profonda, perché a vista non riuscì a trovarla.
Mi prese il piede e con le dita comincio ad accarezzare la pianta e tra l'alluce e l'indice per provare a trovarla.
In quel momento simulai indifferenza ma quelle carezze leggere mi facevano provare dei brividi ed i miei capezzoli cominciarono a rispondere inturgidendosi.
Andrea cercava con attenzione la spina, si avvicinò con la testa cosi tanto al piede che percepivo il suo respiro caldo, si bagnò un dito per distinguere meglio la scheggia e con la saliva cominciò a bagnarmi il piede, quel contatto mi strappò un leggero sospiro che speravo Andrea non avesse percepito, ma evidentemente non fu cosi, perché di colpo, una sensazione calda avvolse le dita del mio piede, mio figlio con delicatezza, aveva portato la bocca sul mio alluce.
Fu una sensazione nuova per me, lo lasciai fare, abbandonandomi alla sua bocca che lentamente si muoveva tra le mie dita.
Chiusi gli occhi e senti il rumore dell'elastico delle sue mutande, si era sfilato l'uccello dai pantaloncini e si stava masturbando, continuando a leccarmi con delicatezza. 
All'odore del suo cazzo, scivolai una mano tra le mie gambe e cominciai a masturbarmi.
Andrea se ne accorse e con la lingua cominciò a risalire fino a ritrovarsi tra la peluria della mia figa, cominciò a leccarmi, penetrarmi con la lingua, mentre con la mano, cominciò a strofinare l'uccello sul mio piede.
Percepì il calore di quel membro, la cappella, coperta di un liquido vischioso, macchiava le mie dita, lo strofinava tra i miei piedi, tra l'alluce e l'indice, cominciò a masturbarsi appoggiandolo sulla pianta del mio piede.
Continuò cosi, con la testa affondata tra le mie gambe finché alcuni fiotti di sborra, caddero sui miei piedi, ed altri schizzarono per terra, fu quando senti l'odore di quel liquido e con la lingua di mio figlio ancora dentro, che raggiunsi un orgasmo intenso,
Mio figlio Rimase li, tra le mie gambe, finche il mio respiro non divenne più calmo e regolare.
Alla fine, Andrea riuscì a levarmi la piccola scheggia dal piede... cosa dire... sono davvero una mamma fortunata.

XIV

I migliori amici di mio figlio, sono Alessandro e Domenico,  hanno la stessa età e condividono anche la passione per lo sport, giocando a calcetto insieme ogni martedì.
Prima che mio figlio si sposasse, capitava spesso che finita la partita, rientrava  a casa insieme a loro, magari per giocare alla PlayStation o per fare non so cosa in camera, cose  da ragazzi, non me ne sono mai presa cura.
Rientravano stanchi, ma carichi di energia, con gli occhi vivi dei ragazzi sportivi, respirando tutta la bellezza dei loro anni.
Inoltre, e non di poco conto, rientravano con quei pantaloncini morbidi, che non nascondevano le belle gambe muscolose e che  disegnavano spesso e volentieri la forma del loro uccello.
L’uccello di mio figlio e quello di Domenico erano quelli che più si intravedevano dai pantaloncini... e si, non lo nascondo...ogni tanto l'occhio mi cadeva tra le loro gambe.
Uno di quei martedì, finita la partita,  Andrea era rientrato a casa con Domenico, un ragazzo gentile, dai lineamenti delicati,con una  barba leggera, gli occhi castani e  con un corpo leggermente più muscoloso rispetto a quello di mio figlio.
Mi piacciono molto le sue gambe, sono  gambe possenti, che spesso immaginavo bloccarmi a letto mentre mi scopava con la passione di un ragazzo di ventidue anni.
Quel martedì, quando rientrarono, stavo stirando, e dopo un saluto veloce, andarono in camera.
Dopo aver finito di stirare e piegare i vestiti di mio figlio, andai a portarglieli.
Non avevo sentito che Andrea era andato a fare la doccia e quando arrivai davanti alla porta, vidi Domenico, coricato sul letto con il cellulare in mano.
Non so cosa stesse guardando, ma qualcosa lo stava eccitando perché il suo cazzo pulsava dietro la stoffa dei pantaloncini.
Feci rumore affinché Domenico si accorgesse di me e gli chiesi di mio figlio.  Mi rispose che era andato a fare la doccia, e mentre mi parlava, alzava la gamba sinistra in modo tale da dissimulare quel bel rigonfiamento tra le gambe.
Feci finta di nulla, anche se la scena mi stava eccitando, facendomi inturgidire i capezzoli.
Cominciai a sistemare i vestiti  e aprendo un cassetto, inarcai la schiena, tirando così  la magliettina che indossavo, che adesso aderiva alle mie forme.
Con la coda dell’occhio, Domenico stava guardando dalla mia parte e divertita, continuai a sistemare la biancheria, prendendo delle pose provocanti per giocare con gli ormoni di quel ragazzino.
Dovetti esagerare un pò, perché quando terminai e mi voltai verso di lui, se ne stava ancora supino sul letto guardando il cellulare, ma la sua gamba non nascondeva più il cazzo che adesso spingeva con forza il pantaloncino.
Non faceva nulla per nasconderlo, anzi, rimaneva a guardare il cellulare, con le gambe un po’ aperte, e con la stoffa del pantaloncino che si muoveva. Aveva il cazzo in fiamme e me lo stava mostrando.
Volevo rimanere lì a guardarglielo, per poi inginocchiarmi e prenderlo in bocca, avrei voluto  continuare quel gioco di seduzione, ma non potevo fare niente, mio  figlio sarebbe uscito da li a poco dal bagno.
Nei giorni successivi, pensavo al cazzo dell’amico di mio figlio, scopavo con mio marito, immaginando il suo cazzo giovane.
Era diventata un’ossessione e vi confesso che anche quando penetravo mio marito con le dita, pensavo fosse Domenico a infilarmele,  sia nella figa che nel culo.
Il martedì successivo, Andrea rientrò a casa con Domenico.
Me ne stavo sul divano, stavo per addormentarmi, quando sentì aprire la porta.
I due ragazzi mi salutarono ed andarono in camera…poco dopo, mi addormentai.
Non avevo idea di quanto tempo fosse passato, ma mi svegliai, perché qualcosa toccava le mie labbra.
Schiusi gli occhi, facendo finta di dormire e mi resi conto che davanti a me avevo la stoffa del pantaloncino dell’amico di mio figlio, che se ne stava all’impiedi davanti a me, col sospiro leggero, portando una mano sulle mie tette, lo faceva delicatamente, prima me le toccava con la mano aperta, poi andava a cercare i capezzoli, li stringeva delicatamente, facendoli inturgidire.
Le sue gambe erano così vicine a me che potevo percepire l’odore  del suo cazzo.
Da lontano, sentivo l’ acqua della doccia, probabilmente Domenico aveva  approfittato del fatto che Andrea fosse andato in bagno  per venire a toccarmi.
Continuai a fare finta di dormire, mentre il cuore cominciava a battere forte, era difficile non eccitarsi, provare a controllare il respiro, mentre il ragazzo mi stimolava i capezzoli e continuava ad esplorare il mio corpo.
Mi annusava, odorava la mia figa,  mentre io mi bagnavo all’idea di avere un ragazzo così giovane davanti a me.
Apri allora leggermente le gambe continuando a fare finta di dormire, gli permisi così di scivolare meglio la mano sotto la gonna.
Con un dito, accarezzava la mia fica, se lo bagnava con i miei umori e se lo portava in bocca.
Lo rifece ancora. Strofinava le sue dita tra i peli della figa, mi penetrava, raccoglieva i miei liquidi e se li  portava in bocca.
Mi stavo facendo usare dell’amico di mio figlio, senza compromettermi, godevo delle sue dita che leggere penetravano la mia fica.
Gesti molto delicati, ma eccitanti. Senti un forte odore di uccello, la sua mano cominciò a muoversi…si stava masturbando mentre  raccoglieva i miei umori, mi scostò allora le mutandine e portò la sua lingua dentro…stava assaporando gli umori della mamma del suo amico.
Continuo così, con la lingua appoggiata ai peli bagnati della mia fica, fino a sborrarsi le mani.
L’odore di sborra invase l'aria e avrei tanto voluto aprire gli occhi e pulirgli le mani con la mia lingua. Si rialzò e andò in cucina, sentì il rumore dello scottex, uno, due strappi per ripulirsi le mani da quel bianco nettare.
Dopodiché tornò in camera di mio figlio.
Quel pomeriggio non riuscì più a dormire, cominciai a masturbarmi, raggiungendo un forte orgasmo, un orgasmo intenso, pensando ai martedì successivi, dove ancora una volta mi sarei addormentata sul divano, aspettando una visita inaspettata.

CONTINUA ...

Il mio diario è in continuo aggiornamento, presto leggerai il seguito della mia storia, nel frattempo perchè non mi scrivi? Sono molto curiosa di conoscere la tua eccitazione... :)

lillidori70@gmail.com
Lilli

  

27 commenti:

  1. sei una stupenda troia
    thor

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  2. sei fantastica continua a scrivere

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  3. bellissimi racconti

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  4. grandissima............

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  5. sei una stupenda calda e sensualissima donna continua cosi. . .

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  6. sei stupenda....ci siamo sentiti tramite email (solosolosex@libero.it).....che ne dici di mettere qualche foto sul bloog

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  7. brava, mi piace come scrivi complimenti

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  8. Sei una artista. Sono d'accordo per le foto, per dare una forma a queste meravigliose fantasie erotiche

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  9. complimenti mi hai fatto arrapare in modo bestiale

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  10. mi piacerebbe essere con te e partecipare ai vostri momenti di piacere

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  11. ciao. mi piacerebbe conoscerti

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  12. Semplicemente stupenda. Le foto le considero come la ciliegina.
    Scrivi a mimmo61_9@libero.it

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  13. ho sborrato come un porco cn questi racconti nn vedo lora ke ricominci a scrivere troiona

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  14. Eccitazione fantasia perversione. Tre assi da giocare con un master.
    Aspetto il quarto asso per verificare qundo sarai pronta.
    Antonio


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  15. bravissima - conosci perfettamente l'arte di come si racconta una storia erotica - complimenti !!!

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  16. Molto ben scritta. Racconto molto eccitante. Si legge d'un fiato

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  17. Sei fantastica, posso averti tra le mie amiche di fb? Cercami andrea alessio cavaliere

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  18. Brava..veramente bel diario...spero che continui ancora.

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  19. catzo! Piacerebbe anche a me sborrarti nel culo.!

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  20. aspetto di leggere il seguito, ma tanto tempo e' passato Lilly.
    By Relclan69@libero.it

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  21. Ciao Lilli, i tuoi racconti mi fanno impazzire, e mi lasciano eccitato all'ennesima potenza! Sei formidabile e spero che continui il diario a breve! Inoltre sono d'accordo con gli altri: le foto completerebbero il diario!
    By Ha_cK3r@yahoo.com

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  22. Lilli mi hai fatto eccitare con tutti questi tuoi racconti mi piacerebbe faf parte di un tuo racconto ma prima di raccontarlo vorrei viverlo di persona insieme a te vorrei fare la parte di tuo figlio oppure l'amichetto di tuo figlio poterti avere tutta per me mentre tuo figlio guarda sarebbe stupendo mi eccita tanto vorrei conoscerti se è possibile ?

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  23. Lilli mi hai fatto eccitare con tutti questi tuoi racconti mi piacerebbe faf parte di un tuo racconto ma prima di raccontarlo vorrei viverlo di persona insieme a te vorrei fare la parte di tuo figlio oppure l'amichetto di tuo figlio poterti avere tutta per me mentre tuo figlio guarda sarebbe stupendo mi eccita tanto vorrei conoscerti se è possibile ?

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  24. Ho il cazzo di marmo grazie a te Lilli

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  25. Intrigante,e dir poco,,smaaakkk, sula Tua FICA,

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  26. Chi ci dice che è realtà è non solo fantasia

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